Associazione Industriali della Provincia di Vicenza

Rivista Industria Vicentina
500. N. 4 dicembre 1999

La sfida del secolo

Quali sono le sfide e le opportunità che si presentano al mondo produttivo all'arrivo del duemila? Un'inchiesta tra gli imprenditori vicentini ha trovato alcuni temi forti: il mercato globale, la specializzazione, l'innovazione e le nuove tecnologie, la fotrmazione, le risorse umane, la cultura digitale.

Siamo nel duemila, dunque. Quali le sfide, le opportunità, i timori che caratterizzeranno l'industria di casa nostra nel nuovo millennio? Lo abbiamo chiesto ad alcuni imprenditori vicentini, alla ricerca non tanto di ricette particolari, ma di opinioni, “pensieri e parole” di chi, domani come oggi e come ieri, sarà chiamato a gestire quelle aziende che hanno determinato la crescita della nostra provincia. Ciò che emerge è dunque uno spaccato variegato di spunti e riflessioni, legati da un filo conduttore: il duemila è soprattutto un “passaggio psicologico” e un “giro di boa” di particolare effetto: chi fa impresa in realtà ha necessariamente l’occhio puntato già molto più in là. E molti sanno già che il futuro continuerà a dipendere soprattutto da una componente: l’uomo, le sue idee e la sua capacità di mettersi continuamente in gioco.

La sfida del mercato globale
“Saranno sostanzialmente tre i grandi temi intorno ai quali si giocherà la sfida del duemila - sostiene Gianni Zonin, presidente dell’omonima casa vitivinicola con sede centrale a Gambellara, e presidente della Banca Popolare di Vicenza - Due di essi hanno valenza planetaria, e sono da un lato la globalizzazione e dall’altro l’integrazione multietnica e multiculturale. Da questi aspetti dipenderanno la qualità e la dimensione della crescita economica e sociale in un mondo che le reti di comunicazione ed i fenomeni dell’interdipendenza rendono sempre più piccolo. Il terzo tema è di tipo continentale, e riguarda la sfida monetaria e finanziaria posta dall’euro e la possibilità di costruire intorno alla moneta unica un’ampia area di riferimento che, con dollaro e yen, conferisca più equilibrio ai mercati internazionali”.
L’incognita della moneta unica, pur essendo una sfida puramente europea, incide dunque sullo scenario globale.
“Dal posizionamento dell’euro - osserva Zonin - dipende per larga parte l’incisività del ruolo che l'Unione europea potrà svolgere negli anni futuri per la scelta di politiche internazionali, che facciano della globalizzazione un volano di sviluppo socio-economico equamente distribuito”.
Ecco allora che una delle prime “frecce direzionali” che si incontrano sulla strada del duemila è proprio la globalizzazione. Che significa guardare al mondo, aprirsi a tutti i mercati di questo “villaggio” sempre più globale. Dice Adriano Adriani, amministratore delegato della Fas International, azienda di Zanè e Schio pioniera nel campo dei distributori automatici: “C’è una consapevolezza precisa che ci spinge ad espandere il nostro raggio d’azione su nuove aree, ed è la coscienza che, con il nuovo millennio, il successo sul mercato si ottiene solo attraverso un costante processo di internazionalizzazione”.
“Buona parte dell’industria vicentina è già da tempo ben presente sui mercati di tutto il mondo - aggiunge Maurizio Tobaldini, amministratore unico dell’omonima azienda di cromatura con sede ad Altavilla Vicentina, e presidente del Confidi, il maggiore dei consorzi fidi dell’Assindustria - Una spinta in questo senso l’ha fornita l’informatica, che ha azzerato le distanze: può così verificarsi che i progetti, i disegni, i programmi vengano fatti qui e la produzione sia invece realizzata all'estero, là dove sono i mercati di sbocco, direttamente in loco. I vantaggi sono legati non soltanto al costo della manodopera, ma anche ai minori costi energetici o ai minori vincoli burocratici che si possono incontrare in altri paesi. E ciò avviene non solo nei paesi dell'Est, ma anche in Francia, in Gran Bretagna”.
Per Tobaldini, sarà sempre più importante innovarsi tecnolo- gicamente ed essere aggiornati sui temi della qualità, della sicurezza, dell'ecologia. “Così come sarà fondamentale anche saper fare il controllo e il monitoraggio delle variabili aziendali, delle voci di costi e ricavi, capire quali sono le aree critiche e quelle di potenziale sviluppo. In questo modo, si recupera redditività e si riducono i costi. Perché le dimensioni aziendali, in certi settori, diventano molto importanti: se sei troppo piccolo non sopravvivi”.
Vero: piccolo è bello fino ad un certo punto. A volte può avere un senso, altre no.

Per i piccoli, la strada della superspecializzazione
“Essere piccoli, in futuro, sarà sempre più difficile, anche perché in tutto il mondo e in molti settori si assiste ad aggregazioni tra gruppi di imprese forti, che fanno nascere colossi - osserva Paolo Santagiuliana, amministratore delegato della Taplast di Dueville, azienda che produce dosatori, tappi e chiusure in plastica - L’unico vantaggio che una piccola azienda può oggi giocarsi viene dal fatto che le dimensioni ridotte permettono certe velocità e dinamicità che la grande azienda e la multinazionale non può avere”.
La strada indicata da Santagiuliana è quella dell’innovazio- ne e della ricerca, finalizzate all'obiettivo di competere con le idee più che con le dimensioni. Chi è piccolo deve puntare a competere sulla specializzazione, non sul fare meglio le cose che sanno fare i grandi, altrimenti parte battuto. “Sta diventando sempre più difficile farlo, ma è molto importante essere organizzati con metodo nell’innovazione, con un sistema che sviluppi idee - rileva Santagiuliana - Noi, come azienda, continueremo ad aumentare la spinta sulla segmentazione e l’innovazione di prodotto, per cercare di avere un prodotto diverso dagli standard. Una piccola impresa che opera in un settore nel quale si trova a competere con multinazionali, non può che puntare sull’iper- specializzazione per continuare ad avere opportunità di crescita”.
Puntare sempre più in alto, dare al cliente sempre nuovi motivi per scegliere il proprio prodotto. E’ anche la ricetta di Alberto Zamperla, presidente dell’omonima azienda di Altavilla che esporta in tutto il mondo giostre e attrazioni per parchi di divertimento. “Sinceramente non sento l’ansia del duemila - dice - Credo comunque che una ricetta semplice possa aiutare ad affrontare tutte le incognite: essere sempre pronti a fare cose nuove, a migliorare il prodotto esistente o ad inventare prodotti nuovi. Bisogna fare come i bravi saltatori: saper spostare continuamente l’asticella qualche centimetro più in su”.
Per Maurizio Perlini, uno dei titolari della Perlini International, azienda che produce macchine per movimento terra e ha sedi a San Bonifacio e Gambellara, i centimetri da conquistare riguardano l’offerta di un servizio totale e globale al cliente. “Sarà questa una delle caratteristiche vincenti per l’azienda del duemila - afferma - Servirà però un cambio di mentalità rispetto a quanto facevano i nostri padri: non sarà infatti più possibile procedere con l'autofinanziamento. Dobbiamo saper accettare la sfida del mercato di rischio, attraverso la quotazione in borsa anche delle piccole realtà aziendali; occorre che anche l’Europa arrivi ad avere un mercato borsistico simile a quello del Nasdaq, andando quindi verso una regolamentazione più adatta alle piccole imprese”.

Motivare il personale e puntare sulla formazione
E poi, ci sono le risorse umane, la formazione. Anzi, più prima che poi. Questa è un’autentica priorità.
L’unica ricetta vincente che io conosco per guardare avanti con fiducia passa per la motivazione del personale, per il gioco di squadra - dice Mirco Gasparotto, presidente della Arroweld Italia, dinamica azienda di Zanè nel settore delle macchine per saldatura e della distribuzione industriale - Il mio impegno, in azienda, sta nel realizzare obiettivi di gruppo, e questi passano attraverso valori condivisi, emozioni, passioni. Lavorando in un contesto stimolante, ciascuno diventa protagonista contribuendo all'affermazione personale e all’affermazione aziendale”.
Altro capitolo caldo: la formazione. La competitività nel duemila si giocherà indiscutibilmente anche su questo fronte. Sulla capacità di avvicinare il mondo della scuola e quello del lavoro.
In futuro bisognerà puntare molto su una formazione professionale specifica, che avvicini sempre più i programmi scolastici alle esigenze reali che arrivano dal mondo dell'industria - dice Susanna Magnabosco, consigliere delegato della Magnabosco Guido di Arzignano (seghe e utensili per lavorazioni meccaniche) e vicepresidente dell’Assindustria con delega alla formazione - Le tendenze del mercato, del resto, sono chiare: le aziende vicentine cercheranno sempre più giovani in possesso di una specializzazione post-diploma, mentre diminuiranno le prospettive per chi rimarrà in possesso del semplice requisito della licenza media. Si va verso una realtà nella quale chi potrà mettere in gioco una specializzazione nelle aree più richieste dal mondo dell’impresa troverà più facilmente uno sbocco professionale. Diventa importante, in questo contesto, dimostrarsi flessibili, elastici, capaci di lavorare in gruppo”.

Investire in cultura digitale
Tra le incognite e gli interrogativi che porta con sè una data spartiacque come il duemila, dunque, ecco una certezza: il mondo cambia a grande velocità, e bisogna sapergli stare dietro. Anzi, meglio se ci si fa trovare in anticipo.
“Siamo sempre in cambiamento, ogni giorno, e se quella che ci ha portato fin qui è stata l’era industriale, ora bisogna parlare di era digitale” osserva Mario Patuzzi, presidente di Axios Italia, società di Bassano del Grappa attiva in uno dei settori più attuali, quello dei servizi informatici. Ma il messaggio è chiaro a tutte le aziende? Sembrerebbe di no. Non ancora. “Il problema è proprio questo, che tante delle nostre piccole aziende non l’hanno ancora capito - osserva Patuzzi - Sono ancora ferme al personal computer, al software gestionale, a quello che io chiamo il fai da te informatico. Bisogna fare i conti, dunque, con una realtà produttiva locale che si è mossa, finora, senza una strategia. E’ estremamente importante avere strumenti utili alla comunicazione e alla gestione della conoscenza. Per questo occorre investire in un campo sul quale molte aziende sono ancora scoperte: la cultura digitale”.

Stefano Tomasoni
Maurizio Mascarin


VALENTINO ZICHE: “CHE IL DUEMILA SEGNI L’USCITA DEL PAESE DALL’IMPASSE POLITICA, ISTITUZIONALE ED ECONOMICA”.
Novecento addio. O quasi, se si considera che, a ben vedere, un conto è l’anno Duemila e un conto è il nuovo millennio, che inizierà ufficialmente il 1° gennaio 2001. La tappa odierna, comunque, è di quelle che segnano un confine, una frontiera. L’occasione per fare un “punto e a capo”.
“Si chiude un periodo di grandi cambiamenti, la cui portata e influenza è stata probabilmente superiore a tutto ciò che è avvenuto nelle epoche precedenti - dice Valentino Ziche, presidente dell’Associazione industriali - Basta pensare alla evoluzione della scienza e delle tecnologie, o alla più recente globalizzazione delle economie e dei mercati. Questi cambiamenti hanno interessato tutti, e in particolar modo le imprese, comprese quelle medie e piccole. Solo pochi anni fa nessuno avrebbe potuto immaginare che sarebbe stato così facile spostare persone, merci, informazioni. Tutto ciò ha profondamente modificato l’approccio al mercato, le strategie delle imprese. Forse siamo solo agli inizi. Oggi è altrettanto difficile immaginare cosa succederà fra pochi anni. Possiamo essere certi solo di una cosa. Il mondo continuerà a cambiare, e il processo di cambiamento subirà ulteriori accelerazioni. E’ necessario investire sulla formazione, che dovrà essere continuamente aggiornata, e padroneggiare le nuove tecnologie”.
A livello globale, c’è un aspetto su cui Ziche mette l’ac- cento: l’enorme divario fra paesi avanzati e Terzo mondo. “Finora lo sviluppo è andato a beneficio dell'Occidente. L’impegno per il prossimo secolo dovrebbe essere quello di ridurre questo divario, di accrescere il benessere dei cittadini dei paesi poveri. Qualcosa si sta muovendo. Ad esempio credo che il prossimo sarà il secolo della Cina. Contribuire alla crescita del Terzo mondo significa ovviamente anche aprire nuovi mercati per i nostri prodotti. Spero che questo non venga inteso come un atteggiamento interessato: sono convinto che l’economia di mercato, fondata sui principi della concorrenza e della competizione, sia il principale motore di crescita e di sviluppo per un paese. Lo vediamo in Italia, dove eccessiva rigidità e vincoli stanno di fatto mettendo in pericolo le nostre prospettive future”.
E allora, ecco un augurio per l’Italia: che il duemila segni l’uscita del paese dalla impasse politica, istituzionale, economica. “Gli strumenti ci sono - afferma il presidente Ziche - La direzione da seguire è nota, basta imboccare con coerenza e convinzione la strada. Per quanto ci riguarda, noi imprenditori faremo, come abbiamo sempre fatto, il nostro dovere: far crescere e prosperare le nostre aziende a vantaggio dell’intera collettività. E’ ciò che abbiamo dimostrato di saper fare, è ciò che ci si deve aspettare da noi. Purché ci siano le condizioni esterne per farlo”.
Dal mondo all’Italia, dall’Italia alla nostra provincia. Ziche esprime un auspicio anche in chiave vicentina. “Mi auguro di vedere presto realizzate alcune delle infrastrutture che attendiamo da tempo, come la Pedemontana, il completamento della Valdastico a Nord e a Sud, la Valsugana e la linea ferroviaria ad alta capacità. Senza di esse ho dei seri dubbi sulla capacità di Vicenza di adattarsi ai cambiamenti nel nuovo millennio”.


PRONTI AL QUARTO SECOLO DI VITA, GUARDANDO SEMPRE AVANTI
C’è un club, nel mondo, che unisce le aziende con più di duecento anni di storia alle spalle sotto la gestione della stessa famiglia fondatrice. Un club che esalta il valore dell’imprenditorialità familiare pluricentenaria. Si chiama "Les Hénokiens" e ne fanno parte anche due aziende vicenti- ne: il Lanificio Conte di Schio, fondato nel 1757, e le Distillerie Nardini ("Nardini Bortolo"), fondate nel 1779. Due ditte che quando Napoleone spadroneggiava in Europa avevano già tracciato una parte della loro storia. Per loro, questo è il terzo cambio di secolo. Questa volta è un po’ speciale, perché c’è di mezzo il duemila; tuttavia è pur sempre una tappa, non un punto d’arrivo.
“Per noi questa è una fase di piena evoluzione – spiega Alvise Boniver Conte, amministratore del lanificio scledense - Il nostro obiettivo è allargare la presenza sui mercati esteri, ora intorno al 50%. In linea con i principi della globalizzazione dovremo acquisire una conoscenza sempre maggiore delle esigenze degli altri paesi e continuare ad investire nell’informatica e nella telematica. Alla fine del secolo scorso mio nonno Alvise introdusse grandi innovazioni tecnologiche, espressione di un preciso cambiamento epocale. Oggi l’imperativo è essere aggiornati, e questo è lo spirito con cui ci apprestiamo ad affrontare il duemila”.
La fabbricazione dei tessuti nell’Alto Vicentino è patrimonio della cultura di una comunità, non solo delle singole aziende. Una ricchezza comune che nel nuovo millennio potrebbe apparire un ricordo sempre più sfocato. “Devo dire che città come Prato e Biella hanno conservato la loro tradizione tessile con più omogeneità di quanto abbia fatto la nostra zona – afferma Boniver Conte - Per effetto della delocalizzazione, poi, questo settore sta diventando sempre meno caratterizzante per la nostra economia. Penso che si dovrebbe trovare una collaborazione fra aziende per far sì che la tradizione continui”.
Se la lana è un emblema di Schio, la grappa lo è di Bassano. Seconda solo, forse, al Ponte degli Alpini. Le Distillerie Nardini in questo settore si sono fatte conoscere in tutto il mondo. Il tema del nuovo millennio, anche in questo caso, è una ricorrenza che affascina ma non abbaglia.
"Non siamo nuovi ai passaggi di secolo, anche se questo è decisamente speciale e ha per noi un grande significato – osserva Giuseppe Nardini, presidente dell’azienda - La tradizione per noi ha un valore indubbio, ma dobbiamo sempre vivere la quotidianità, essere attenti all'evolvere del gusto dei consumatori. Ci sono stati più cambiamenti in questi vent’anni e nell’ultimo decennio in particolare, che in tutto il secolo precedente. Nel nostro settore ci sono state trasformazioni radicali, dovute principalmente all’af- fermarsi della grande distribuzione. Per i nostri distillati l’immagine è sempre una priorità, ma dobbiamo conciliare la qualità con le grandi quantità. Noi non possiamo inventare nuovi articoli, e questo da un lato è un vantaggio, dall’al- tro un limite”.
L’azienda ha pronta per il duemila una politica di incremento anche dei volumi. Perché la tradizione è importante, ma poi conta soprattutto andare avanti.

Eros Maccioni